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Mail marketing o SPAM: la differenza si fa sempre più sottile.

Come possiamo difenderci da chi sostiene di disporre del nostro consenso solamente perché conosce il nostro indirizzo e-mail?

Oggi sono molte le aziende che distribuiscono newsletter e conducono campagne pubblicitarie attraverso l’e-mail. Purtroppo la normativa italiana (ed in generale europea) in tema di privacy è ben lontana dal garantire un’efficace regolamentazione del mail marketing. Quante volte riceviamo e-mail non richieste che si concludono con frasi del tipo: “Ricevi questo messaggio perché sei iscritto alla nostra mailing list“, o ancora “Il tuo indirizzo è stato prelevato da elenchi pubblici disponibili in Internet” ed altre fantasiose variazioni. E’ chiaro che ogni tentativo di rimuovere il nostro indirizzo e-mail da qualsiasi mailing list è destinato ad un impietoso fallimento, dal momento che vi sono evidenti interessi economici in gioco.

Le aziende che si occupano di mail marketing sono in costante aumento e cercano di competere sul tema dell’affidabilità e della credibilità. In tal senso propongono ai propri clienti strumenti di mail marketing in grado di superare con la massima percentuale di successo i moderni sistemi antispam e veicolare il messaggio commerciale alla massima percentuale dei destinatari. Tipicamente, il costo di ciascuna campagna pubblicitaria mediata dalle agenzie di mail marketing è funzione del numero di invii conclusi con successo, ovvero che sono stati in grado di consegnare il messaggio pubblicitario nella nostra casella di posta elettronica. E’ dunque evidente che, sebbene qualche operatore si fregi di garantire una “disiscrizione sicura” dalle mailing list dei propri clienti, proprio perché tali elenchi sono direttamente gestiti dai clienti (e non amministrati dall’agenzia) che pagano proprio in proporzione alla numerosità degli stessi, il sistema di tutela della privacy non è decisamente credibile.

Scatenare il più agguerrito degli antispam o creare ogni giorno nuove regole di filtro per impedire che i messaggi di mail marketing raggiungano la nostra casella di posta elettronica è impresa tanto ardua quanto vana: proprio perché è nell’interesse delle agenzie di mail marketing che ciascun invio si concluda con un successo, ogni tentativo di respingere il messaggio (drop, deny) da parte del nostro firewall si tradurrà in una successione di nuovi tentativi di consegna che si andranno pericolosamente a sommare ai nuovi messaggi di mail marketing in un crescendo di traffico informatico.

L’unica possibilità per arginare il fenomeno è approntare un sistema che penalizzi direttamente chi lucra sull’intero sistema, ovvero le agenzie di mail marketing. Identificando gli indirizzi IP dei servers deputati all’invio dei messaggi di mail marketing di ciascuna agenzia, è possibile configurare semplicissime regole nel nostro firewall, affinché respingano ogni tentativo di connessione. Tale approccio preclude di fatto ogni possibilità di consegna di messaggi di mail marketing nelle caselle dei servers aziendali, cagionando un danno economico direttamente alle agenzie di mail marketing, ipotecandone la credibilità, con lo scopo di sensibilizzare tutte le parti in causa nella tutela dei diritti degli utenti di Internet.

Mipspace, gestisce e mantiene una blacklist contenente gli indirizzi IP dei mail servers che spediscono i messaggi di mail marketing e propone diverse soluzioni (a pagamento) per respingere ogni tentativo di connessione con la nostra casella postale.

Tuttavia, chiunque gestisca un server di posta elettronica potrà facilmente e velocemente predisporre una regola per conseguire lo stesso risultato a costo zero. A tal proposito, mi propongo di pubblicare una semplice tabella che riepiloghi gli indirizzi IP dei mail servers delle agenzie di mail marketing, al servizio di quanti vogliano condividere questa soluzione, in attesa che maturi la consapevolezza che solo mutuando l’esperienza dal Registro delle Opposizioni le agenzie di mail marketing possano realmente guadagnare la stima dei propri clienti e di tutti i destinatari realmente interessati a questa fonte di informazione.

Andrea

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MailShell VS Commtouch

Con la versione XTM 11.7.2 Watchguard abbandona Commtouch e adotta MailShell quale provider per il servizio antispam. Ecco il risultato.

Watchguard è sicuramente leader nel mercato delle appliance fisiche e virtuali per l’Unified Threat Management (UTM), ovvero soluzioni integrate che combinano le opportunità di controllo e supervisione offerte dagli apparati firewall tradizionali con una collezione di filtri basati su proxy in grado di operare ai livelli ISO/OSI superiori, realizzando servizi antivirus, antispam, IDS, web content filtering, application blocking, … facilmente configurabili ed amministrabili da una singola interfaccia di management.

Con la versione 11.7.2 del fireware, il sistema operativo delle appliance XTM, Watchguard introduce diversi elementi di novità, tra i quali la possibilità di impiegare le macchine XTM quali controller wireless con l’obiettivo di colmare il gap tra la supervisione borderline delle appliance UTM e le soluzioni wireless enterprise di produttori quali Aruba Networks, HP ed Alcatel.

Tra le altre novità introdotte dalla versione 11.7.2, Watchguard abbandona la pluripremiata soluzione antispam di Commtouch a vantaggio di MailShell, un altrettanto blasonato provider di servizi antispam, con la promessa di migliorare ulteriormente l’efficacia del proxy antispam a bordo delle appliance XTM.

Alla prova dei fatti, purtroppo, i risultati sono piuttosto deludenti: a poco più di due settimane dall’upgrade delle appliance XTM alla versione 11.7.2 il numero di messaggi spam non identificati dal sistema e di messaggi attendibili respinti dal sistema è cresciuto vertiginosamente. Non si tratta di calibrare le soglie di intervento del sistema antispam, dal momento che le intestazioni dei messaggi processati dal filtro antispam mostrano chiaramente una défaillance nel sistema di analisi. Sebbene Watchguard metta a disposizione un canale di feedback per raccogliere le segnalazioni di falsi positivi e negativi, la mole dei messaggi email erroneamente classificati rende di fatto impercorribile questa strada con le modalità previste.

Non resta quindi che provvedere ad un downgrade alla versione 11.7, decisamente più efficace nella componente antispam, seppure al caro prezzo di rinunciare alle ambizioni del wireless classe enterprise, in attesa che Watchguard rilasci una nuova versione del fireware, che magari consenta all’utente di scegliere quale provider antispam utilizzare.

Andrea.

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Samsung Galaxy Chat GT-B5330 e rete 3G TIM

Da qualche giorno ho trasferito le utenze mobili aziendali dal gestore Wind al gestore TIM e si sono subito manifestati alcuni malfunzionamenti nell’uso del terminale Samsung GT-B5330, meglio noto come Samsung Galaxy Chat. Attivando l’accesso alla rete 3G di TIM il telefono, trascorsi alcuni minuti, diventa irraggiungibile e non più in grado di effettuare chiamate telefoniche. Il problema risulta già segnalato da diversi utenti in Internet e, sebbene in molti abbiano già richiesto l’intervento di Samsung nella speranza di un aggiornamento software in grado di risolvere l’inconveniente, ho deciso di rivolgermi personalmente all’assistenza tecnica Samsung che così si presenta: “Limitless Support: Uncommon customer care“.

Dopo aver descritto il problema, corredando la segnalazione con tutti i riferimenti del terminale (modello, IMEI, data di acquisto, …) ecco finalmente la risposta di Samsung (No. Riferimento Email: 2113994793).

Gentile Sig. Andrea Rovetta,
Benvenuto nel Servizio Clienti Samsung.
In merito alla Sua gentile richiesta, Le suggeriamo di effettuare un reset del Suo cellulare GT-B5330, seguendo i seguenti passaggi:

- MENU
- IMPOSTAZIONI
- BACK-UP E RIPRISTINO
- RIPRISTINO IMPOSTAZIONI

Le consigliamo, prima di fare tale operazione, di eseguire una copia di back-up dei dati del Suo terminale, al fine di non perdere gli stessi.
Se dopo il rispristino la problematica persiste, La invitiamo a fornirci il codice IMEI, che e’ possibile trovare sul retro del terminale rimuovendo la batteria e inizia con 35…
Tale codice occorre al fine di poterLe fornire il City Point, dove poter consegnare il cellulare.

Purtroppo la procedura di ripristino non ha risolto il problema ed ecco la successiva risposta di Samsung (No. Riferimento Email: 2114011612).

Gentile Sig. Andrea Rovetta,
In merito alla Sua segnalazione, ci scusiamo per quanto riferito nella precedente comunicazione.
La informiamo che il modello GT-B5330 non è umts, pertanto non funziona con la tale rete.

Verificate le specifiche tecniche del telefono direttamente sul sito Internet del produttore, che naturalmente dichiarano che il Samsung Galaxy Chat è un terminale UMTS, decido di chiamare telefonicamente l’Uncommon customer care Samsung e dopo innumerevoli tentativi riesco ad esporre il problema al personale del supporto tecnico.

La conclusione dell’Uncommon customer care Samsung?

Se il telefono non funziona con la rete 3G di TIM è ovviamente un problema di TIM: cambi operatore.

Considerata la convenienza del mio attuale piano tariffario TIM ed il Limitless Support dell’Uncommon customer care Samsung, credo proprio che cambierò il telefono. E non sarà un prodotto Samsung.

Andrea.

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NGI Eolo: calma piatta per 60 giorni.

Sarà che il successo di NGI Eolo ha superato anche le più rosee aspettative di NGI e dei suoi fornitori di apparati wireless, o che il rigoroso rispetto delle garanzie di banda per la comunità degli “Eolizzati” richieda particolare cautela nell’espansione della rete, fatto sta che i tempi richiesti per le nuove attivazioni si attestano su una media di 60 giorni. Leggendo le keywords ricercate dagli internauti che approdano sulle pagine di questo blog, è evidente lo stato di febbrile concitazione che anima gli aspiranti utenti di Eolo. In attesa che gli amici di DiRete postino qualche parola di conforto per i naviganti in attesa del vento, non resta da aggiungere che, come il mercato insegna per i prodotti di successo, l’attesa verrà premiata.

Andrea.

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Bancomat powered by Windows?

Non poteva certo passare inosservato: un laconico messaggio di “Application Error” che campeggia sullo schermo di uno sportello bancomat di UBI Banca. Trovo piuttosto inquietante scoprire che la sicurezza dei miei prelievi bancari possa essere affidata ad un’applicazione basata su Microsoft Windows. E se per una volta un errore di sistema andasse a beneficio di qualche utente? Chissà, forse avrei dovuto provare a premere qualche tasto.

Andrea.

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Giudice CSI: Inizia una nuova avventura

Davvero una bella opportunità: dopo aver indossato il judogi negli anni più belli della mia gioventù, con le insegne del CSI sono tornato a bordo tatami nelle vesti di giudice. Quale piacevole occasione per tornare nel mondo dello judo agonistico, in attesa che anche in Davide si accenda il desiderio di vivere quei momenti in cui l’arbitro, alzando il braccio al cielo, grida Ippon e dagli spalti si leva l’applauso caloroso del pubblico più appassionato.

Andrea.

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Windows 8 ? No, grazie.

Pessimo esordio per il nuovo sistema operativo di casa Microsoft. Metro, così si chiama la nuova interfaccia orientata ai tablet ed ai PC dotati di funzionalità touch screen, è davvero un brutto esempio di come possa evolvere un prodotto destinato al mercato business e consumer. Senza la possibilità di rimuovere questo goffo accessorio, la nuova versione di Windows rischia di tornare dietro la lavagna, in compagnia di Vista e Millenium Edition (ME), vergognosi esempi di pacchi informatici.

Andrea

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Fabrizio Corona: l’esperienza che gli mancava

Fabrizio Corona. Sorriso beffardo, sguardo fiero, modi sgarbati: per il più arrogante dei paparazzi lo stato italiano riserva un soggiorno esclusivo nelle patrie galere. Dopo averlo visto sfrecciare con auto e moto di lusso in barba a qualunque regolamento, dopo averne ascoltato i tronfi vaneggiamenti nei tiggì della sera, dopo aver letto le sue puerili dichiarazioni sui giornali, quale italiano non sta gongolando al pensiero che il destino beffardo, quasi un contrappasso dantesco, risolleverà le sorti del gossip nostrano, ospitando l’intemperante giovanotto in una suite davvero esclusiva, dove non basteranno i tatuaggi minacciosi e gli sguardi foschi a distogliere gli interessi lascivi degli ospiti coinquilini. Arrivederci Fabrizio, a non meno di otto anni.

Andrea

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In diretta dal divano

Parafrasando un ben noto spot pubblicitario: “…bloggare dal divano nel caldo tepore del focolare domestico non ha prezzo”. WordPress Automattic per iPad è stata una piacevole scoperta. Già sorrido al pensiero di quali nuove locations ospiteranno la genesi dei prossimi posts.

Andrea

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Dario Ciapetti

Dario Ciapetti

02-02-1965   –   17-12-2012

Dario Ciapetti

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