Il veleno nel piatto (e nel bicchiere)
Dicembre è il mese della tavola in festa, lo sanno bene tutti i centri commerciali, supermercati ed ipermercati, che, da alcune settimane, seducono i consumatori con offerte strepitose, accompagnate da immagini e slogan inneggianti alla qualità ed alla convenienza. La grande distribuzione rappresenta sicuramente un'opportunità di risparmio, ma la qualità è sempre garantita? Poco importa se gli oggetti che acquistiamo a prezzi tanto convenienti provengono da un paese lontano, dove non esistono parole come tutela, diritto e prevenzione: dopotutto siamo nell'epoca dell'usa e getta e la nostra coscienza è allenata a sopportare ben altro. Ma gli alimenti, che si fregiano del nazionale marchio di origine, come possono sostenere questa continua corsa al ribasso? La grande distribuzione è organizzata in gruppi di acquisto in grado di assorbire la quasi totalità della produzione alimentare nazionale, dettando, di fatto, le regole del gioco, ovvero quanto produrre e a quale prezzo acquistare. Mais, riso, patate, pomodori, uva, mele, arance sono solo alcuni esempi di prodotti alimentari che devono soddisfare la richiesta della grande distribuzione nei tempi, nelle quantità e nei costi di produzione previsti. Se la domanda è così vincolante e programmata, l'offerta non può che adeguarsi e, poiché la natura non pare disposta a scendere a tali patti con l'uomo, non resta che ricorrere alla chimica ed alla genetica. Per ovviare al naturale impoverimento dei terreni sottoposti a coltivazioni intensive monocoltura, ovvero senza l'alternanza ciclica (rotazione) delle specie coltivate ed il riposo dei campi (maggese), è necessario prevedere trattamenti diserbanti e fertilizzanti sempre più intensi. Per combattere i parassiti resistenti e radicati, a causa della mancata rotazione delle colture, è inevitabile il ricorso a diverse combinazioni di pesticidi per periodi sempre più lunghi e quantità copiose. La chimica è invocata anche nella conservazione degli alimenti, perché forme e colori non si alterino durante il trasporto e lo stazionamento nei magazzini della grande distribuzione. Questi veleni rappresentano una minaccia per l'uomo e per l'ambiente: tracce di pesticidi restano negli alimenti che finiscono sulla nostra tavola, avvelenano l'aria e contaminano le falde acquifere, con effetti cancerogeni sul nostro organismo. La situazione è drammatica e non più sostenibile. L'opportunità del risparmio ha un costo troppo alto. Sono tramontati anche i tempi in cui la pratica della spigolatura consentiva di raccogliere alimenti sani direttamente dai campi coltivati. In attesa che l'eco dei recenti studi sulla contaminazione degli alimenti approdi in parlamento, non ci resta che inghiottire il boccone avvelenato e brindare alla sorte dell'umana stupidità.
Andrea.




Non ci sono commenti
Sii il primo a scrivere un commento a questo articolo.
Scrivi un commento
Se desideri aggiungere il tuo commento a questo articolo, compila semplicemente il seguente formulario:
* Campi necessari
Puoi usare i seguenti tag XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>.
Non ci sono trackbacks
Per notificare una citazione di questo articolo nel tuo blog, abilita la notificazione automatica (Opzioni > Discussioni di WordPress) o specifica questo url di trackback: http://www.rovetta.eu/2008/12/02/il-veleno-nel-piatto-e-nel-bicchiere/trackback/