Meglio dal rubinetto o dalla bottiglia?
«Basta con inutili viaggi avanti e indietro dai supermercati, carichi come somari; basta all'inutile stoccaggio di scorte in ripostigli e sottoscala; basta all'inutile spreco di vetro e plastica. Risparmia fatica, tempo e soldi bevendo l'acqua del tuo rubinetto di casa». L'appello al buonsenso ed alla coscienza ecologica imperversa ovunque: pubblicità e trasmissioni salutistiche, installazione di pubbliche fontane in grado di erogare l'acqua municipale anche in versione frizzante, dichiarazioni gratuite sulle lobbies delle acque minerali, ... Ma sarà proprio vero che l'acqua del rubinetto sia la scelta migliore?
Il panorama idrogeologico italiano è piuttosto variegato. L'acqua convogliata dagli acquedotti municipali proviene fondamentalmente da fonti, corsi d'acqua, falde acquifere e bacini idrici. Durante il suo percorso, l'acqua modifica la proprie caratteristiche fisiche e chimiche, arricchendosi di sali minerali ed inevitabili contaminanti chimici ed organici. Per questo motivo, è importante che l'acqua destinata all'alimentazione umana sia costantemente controllata ed analizzata. I parametri di tolleranza, stabiliti dalla Legge per la potabilità dell'acqua, consentono di convogliare nella rete di distribuzione acque di qualità e caratteristiche piuttosto differenti: minerali e oligominerali, carbonatiche, solfate, calciche, magnesiache, ferrose, ... Anche la percentuale di contaminanti è variabile e tipicamente aumenta scendendo dalle fonti di altura verso le falde ed i bacini idrici. Non ultime, le condizioni igieniche della rete di distribuzione possono alterare le caratteristiche chimiche e batteriologiche dell'acqua; evenienza questa piuttosto frequente, al punto da giustificare l'intervento di clorazione preventiva dell'acqua in ingresso alla rete. Gli impianti di imbottigliamento delle acque minerali e oligominerali provvedono a captare l'acqua in posizioni privilegiate: fonti d'altura, corsi d'acqua sotterranei, falde profonde, garantendo al consumatore la stabilità nel tempo delle caratteristiche chimiche, fisiche e batteriologiche dichiarate in etichetta.
La prima considerazione, per una scelta consapevole tra il rubinetto e la bottiglia, potrebbe essere la seguente: se abbiamo la fortuna di abitare ai piedi delle Alpi, delle Prealpi, degli Appennini o qualunque altro rilievo che ci garantisca l'approvvigionamento di acqua di fonte dalle caratteristiche oligominerali adeguate al nostro organismo, possiamo senza dubbio alcuno spillare l'acqua per la nostra tavola direttamente dal rubinetto domestico.
Se, ahimè, dal nostro rubinetto sgorga acqua di falda, di fiume o di lago, si rendono necessarie ulteriori indagini sulla qualità del prezioso liquido. Comuni, consorzi e aziende municipalizzate sono tenuti a rendere pubbliche le informazioni sulle caratteristiche dell'acqua distribuita e, molto spesso, i parametri dichiarati rasentano i limiti di potabilità previsti dalla Legge. In quest'ultimo caso, ben poco vantaggiose si rivelano le costose soluzioni di trattamento dell'acqua per microfiltraggio e scambio ionico: l'efficienza dell'impianto decade rapidamente e, in caso di manutenzione inadeguata, rischia di aggravare la situazione appesantendo l'acqua di cloro, sodio o aumentandone la carica batterica.
Le campagne di informazione sul controllo della qualità dell'acqua ci garantiscono che persone preparate e coscienziose vigilano costantemente sulla rete di distribuzione municipale e sulla purezza dell'acqua che trasporta. Sforzo davvero encomiabile, ma poco efficace: siamo in Italia, il Paese dove non si punisce chi attenta alla pubblica salute e non si identifica mai chi non ha fatto il proprio dovere. E allora, ecco gli articoli di giornale che parlano di cromo esavalente, atrazina e pesticidi assortiti, allegramente disciolti nell'acqua municipale di questo o quel comune. Per qualche giorno ancora i giornali pubblicheranno una fotografia che ritrae persone armate di bottiglie e canistri, in fila davanti all'autobotte della Protezione Civile, senza che nessuno mai si chieda come sia potuto accadere, da quanto tempo quelle persone bevessero quei veleni e che effetto farà loro continuare ad assumere le stesse sostanze, solamente più diluite per rientrare nei limiti di potabilità previsti dalla Legge. In tutto questo, una cosa è certa: se uno stabilimento di imbottigliamento si esponesse al rischio di uno scandalo simile, sarebbe destinato all'immediata chiusura, non per intervento delle autorità garanti, ma per le ben più efficaci leggi del mercato.
Quale sarà l'acqua meglio controllata? Mi perdonino gli ambientalisti più convinti, ma preferisco attentare alla salute dell'ambiente piuttosto che l'ambiente attenti alla mia!!!
Andrea.




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